“Fiume Orta”-Parco Naz. della Majella-Lug. 2009

“ogni volta che visito lo splendito canyon in cui scorre il fiume Orta, rimango affascinato dalla calma e serenità che il luogo trasmette, eppure a giudicare dalle dimensioni della forra scavata dal fiume, le cose non sono state sempre così tranquille…”

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“Fiume Orta” - Parco Nazionale della Majella  (Italia, Abruzzo)

“Il Lago - Montagna dei Fiori” - Giu. 2009

“linee semplici ed essenziali disegnano questo piccolo lago di montagna, li dove nuvole e cielo si incontrano nelle sue tranquille acque …”
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“Il Lago - Montagna dei Fiori” (Italia, Abruzzo)

“Rocca Calascio” - Mag. 2009

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un pensiero di speranza per le persone dell’Abruzzo colpite un mese fa dalla forza della Natura…

• “Rocca Calascio” - (Italia, Abruzzo)

Perchè scattare in formato raw

Nelle fotocamere digitali, la scelta del formato (raw, .jpg o altro) da utilizzare nel salvataggio delle foto sulla scheda di memoria, è un parametro molto importante. Questo soprattutto se il nostro obiettivo è quello di ottenere file di qualità molto elevata da utilizzare per stampare foto di pregio.  Cerchiamo di capire come mai tra i vari formati disponibili il raw è così importante ed utile.

Introduzione

Le fotocamere permettono di salvare sulle scheda di memoria due principali tipologie di file:

- formato “grezzo”  denominato raw  (.nef per Nikon, .cr2 per Canon, etc.);
- formato RGB come .jpg o .tif ottenuti processando in macchina i file raw con i settaggi impostati e/o calcolati.

Vediamo di seguito alcuni dettagli che ci permettono di capire cosa contengono questi formati e come vengono generati.

In generale, possiamo dire che un sensore digitale (CMOS o CCD), non è capace di registrare l’informazione sul colore. E’ un supporto in grado di “accumulare” e misurare la luce che raggiunge i singoli pixel durante l’esposizione.  In sostanza è un dispositivo che vede in “bianco e nero” (vedi figura 1).

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Figura 1 - Dettaglio di un file raw; sono visibili i toni di grigio dei singoli pixel filtrati.

Il colore è ottenuto sovrapponendo ai singoli pixel un filtro con i colori primari rosso, verde e blu (RGB). Lo schema con cui questi colori sono organizzati sul sensore è chiamato matrice di Bayer. Nella figura 2 è possibile vedere lo schema di questa matrice di filtri colorati che viene sovrapposta al sensore.

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Figura 2 - Matrice di Bayer

Si può notare che la metà dei pixel è verde, i restanti quarti sono blu e rosso, questo per facilitare la riproduzione di colori simili a quelli percepiti dall’occhio umano. L’immagine finale a colori, è ricostruita con sofisticati algoritmi di rendering (demosaicizzazione, interpolazione etc) partendo dalle informazioni presenti nei singoli pixel filtrati e su quelli adiacenti.

Nel formato raw, viene quindi salvata per ogni pixel, la singola tonalità di grigio (il colore del filtro è conosciuto a priori) e  per ogni scatto tutte le informazioni su come è impostata la macchina (bilanciamento del bianco, tonalità, contrasto etc.). Questi ultimi parametri sono registrati nel file raw ma non applicati. E’ quindi sempre necessario  un processo di elaborazione/sviluppo che permetterà di applicare questi parametri o di modificarli a piacimento.

Nei formati RGB (.jpg o .tif) generati in macchina la foto viene elaborata utilizzando tutte le inpostazioni della fotocamera, producendo un file finale “pronto all’uso”.  Quello che viene fuori è un file dove i parametri e le regolazioni della macchina sono già stati tutti applicati.
L’informazione sulle singole regolazioni della macchina vengono registrate (dati exif) ma in questo caso il loro scopo è solo documentale. Nessun parametro può essere più reimpostato generardo un nuovo file finale.
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“Girasoli”- Apr. 2009

“Primavera sbrigati, che noi ti stiamo aspettando…” :-)
“Girasoli”- foto del mese - Apr. 2009

“Girasoli” (Italia, Marche)

“Stintino-Torre della Pelosa”- Mar. 2009

"Stintino-Torre della Pelosa"- Foto del mese Mar. 2009 Non so a voi, ma a me sono bastati un paio di giorni con le temperature miti per risvegliare la voglia di estate, sole, luce e caldo… oooopps dimenticavo che bisogna passare per la primavera…

• “Stintino-Torre della Pelosa” - (Italia, Sardegna)

Testa a sfera Really Right Stuff BH-55 PCL

Per la fotografia di paesaggio e naturalistica, uno degli strumenti fondamentali  da scegliere con cura è sicuramente la testa da montare tra treppiedi e corpo macchina. E’ questo un oggetto che può facilitare la vita e permettere velocità di movimento e di composizione anche nelle situazioni di luce variabile, che sono quelle in genere di maggior interesse. Quando si fanno foto panoramiche con più fotogrammi (stitching), questo è ancora più importante in quanto, le regolazioni a cui prestare attenzione sono maggiori e se non si vuole impazzire perdendo tempo prezioso con regolazioni/manopole/imprecisioni allora una buona testa è una necessità.

Fig. 1 Testa a sfera RRS BH-55 PCL
Fig. 1 - Testa a sfera RRS BH-55 PCL

Circa dieci anni fa per qualche periodo ho usato una testa specifica per fotografa panoramica (per non fare nomi Manfrotto mod. 302). Ben presto mi sono accorto che non era quello che volevo. Era un oggetto pesante, ingombrante e con tutta una serie di gioghi e imprecisioni che ne rendevano l’uso approssimativo e faticoso. In seguito, per vari anni anni ho usato diverse teste a sfera pensate per un uso generico ed adattate con qualche accorgimento alla foto panoramiche.

Da circa un anno uso la testa a sfera RRS BH-55 PCL di cui illustro in questo articolo qualche dettaglio in più. Si tratta di una testa realizzata negli USA dalla Really Right Stuff (RRS) azienda che produce vari accessori per la fotografia (teste a sfera, pastre, raccordi, supporti flash etc.).

La BH-55 PCL è una testa adatta a carichi medio-pesanti, sufficientemente compatta (è alta circa 10cm) e dal peso contenuto (955 gr) anche se non si può definire certo un peso piuma. La cosa che più impressiona a prima vista è la qualità con cui sono realizzati i vari componenti. La parte esterna della testa è ricavata tramite lavorazione CNC dall’alluminio pieno (T6061) con l’anodizzatura nero opaca che contribuisce a proteggerne la superficie. La sfera ha un diametro molto generoso (55mm) ed è anch’essa in alluminio. L’interno della sfera è cavo per ridurre al minimo il peso.

In generale la cura dei vari dettagli è maniacale, basta guardare le scale incise al laser, la lavorazione delle manopole e dei supporti, tutto pensato per un uso intensivo e nelle condizioni più disagiate. Le parti sono in alluminio o acciaio quindi nessun problema per pioggia o polvere.

L’attacco superiore è quello a slitta standard Arca Swiss. E’ quindi necessario avere un attacco rapido per ogni corpo macchina che si intende usare. Quando si compra una nuova macchina in genere bisogna ricomprare anche la slitta. Consigliato un attacco ad L che permette facilmente di montare la macchina in verticale o orizzontale senza spostare i movimenti della testa a sfera.
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“Lago di ghiaccio” - Feb. 2009

"Lago di ghiaccio" - Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga (Italia, Marche)

proprio quello che si può definire un tranquillo lago di montagna dove in questo periodo più che mai la pace, il silenzio e la bellezza sono di casa…

• “Lago di ghiaccio” - Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga (Italia, Marche)