Quale spazio colore utilizzare per elaborare le nostre foto? Quale scegliere se si vuole ottenere il massimo in termini di gamma di colori (gamut) in fase di ripresa e di stampa?
Per rispondere a queste domande è buona cosa analizzare le caratteristiche, i pro ed i contro dei vari spazi colore maggiormente utilizzati nell'elaborazione fotografica: sRGB, AdobeRGB ed il ProPhotoRGB.
Prima di tutto è bene chiarire che, quando si scatta, la fotocamera è già regolata per assegnare uno spazio colore ai file salvati. Tutte le macchine reflex digitali, permettono di scegliere tra gli spazi sRGB o AdobeRGB. Non mi risulta che ci siano macchine che hanno la possibilità di assegnare alle foto lo spazio colore ProPhoto.
In realtà, se si scatta in raw, la vera assegnazione dei profilo prescelto (compreso il ProPhotoRGB) viene fatta nel software di conversione che si usa (RawTherapee, Lightroom, Aperture, Capture NX, DPP etc) e per una corretta gestione del colore è importante che anche il software utilizzato per la successiva postproduzione (per esempio Photoshop) sia impostato per usare lo spazio colore prescelto.

Figura 1 - Confronto tra gli spazi colore sRGB e AdobeRGB; la parte colorata a "ferro di cavallo" rappresenta tutti i colori visibili dall'occhio umano.
Inoltre prima di analizzare le caratteristiche dei singoli spazi dobbiamo tener presente che:
- se si lavora con spazi di dimensioni contenute (come per esempio l'sRGB) non sarà possibile riprodurre (a video o stampante) colori esterni a tale spazio (vedi Figura 1).
- spazi colore ampi contengono una gamma colori (gamut) più ampia e soprattuto colori più saturi. Analizziamo ora i singoli spazi i colore con i pro ed i contro:
è uno spazio colore sviluppato da HP e Microsoft nel 1996, da utilizzare su monitor e stampanti; oggi è di fatto lo spazio RGB di "default" per le immagini su internet.
PRO: la gamma cromatica (gamut) contenuta nello spazio colore sRGB è visualizzabile completamente (o quasi) su un monitor LCD anche di fascia bassa. La maggior parte dei laboratori di stampa (economici) accettano foto con profilo sRGB. Questo comporta che se abbiamo un monitor calibrato, allora con buona approssimazione, quello che vediamo a schermo sarà quello che otterremo in stampa.
Se lo scopo finale è solo pubblicare le foto su internet, questo è lo spazio colore giusto.
CONTRO: è uno spazio con dimensioni molto contenute. Qualsiasi fotocamera digitale reflex può generare colori esterni allo spazio sRGB e quindi più colori e tonalità più saturi. Usandola con lo spazio sRGB significa non sfruttarne a pieno le potenzialità.
è uno spazio colore RGB sviluppato dalla Adobe nel 1998. È stato progettato per comprendere molti dei colori ottenibili con le stampanti a colori CMYK. Lo spazio colore Adobe RGB contiene approssimativamente il 50% dei colori visibili, definiti attraverso lo spazio colore CIE L*a*b*, con un aumento di gamma (gamut) rispetto allo spazio colore sRGB principalmente sul ciano e verde (vedi Figura 1).
PRO: essendo molto più ampio dello spazio sRGB permette di espandere la gamma cromatica registrata dalla fotocamera e di conseguenza i colori stampabili. Inoltre oggi sempre più monitor LCD sono in grado di riprodurre buona parte se non il 100% dei colori contenuti in AdobeRGB.
CONTRO: ci sono comunque colori che fotocamere digitali possono catturare ma che sono al di fuori dello spazio AdobeRGB. Questo è vero anche per alcune stampanti ink jet che possono riprodurre colori che sono al di fuori dello spazio in esame (vedi Figura 3).

Figura 2 - Confronto tra gli spazi colore sRGB e AdobeRGB.
è uno spazio colore a gamut molto ampio, pensato proprio per la fotografia e sviluppato dalla Kodak con il nome di ROMM RGB. Copre in pratica tutti i colori che è possibile incontrare in natura (90% dello spazio CIE L*a*b*). E' uno spazio così ampio da contenere anche dei colori non esistenti ed immaginari (vedi Figura 2).
E' il più ampio tra gli spazi colore che stiamo considerando, tanto che contiene anche dei colori che non esistono (vedi Figura 2). Le sue generose dimensioni sono tali da contenere tutti i colori che una fotocamera può generare ed anche tutti quelli che qualsiasi stampante può riprodurre. Per questi motivi è lo spazio colore da preferire per le elaborazioni di alta qualità, soprattutto in presenza di colori molto saturi. Chi stampa con stampanti inkjet di ultima generazione ad 8-12 inchiostri deve prendere in seria considerazione l'uso del ProPhoto.
PRO: contiene praticamente tutti i colori che una fotocamera può generare e che si possono eventualmente stampare.
CONTRO: essendo uno spazio molto ampio, molti colori presenti in ProPhoto non sono visualizzabili su nessun monitor e tantomeno stampabili. Alcuni "colori" presenti in Prophoto semplicemente non esistono, sono immaginari, cioè sono una mera astrazione matematica. Viste le dimensioni dello spazio colore l'uso di una elaborazione a 16bit per colore è strettamente necessaria per evitare facili posterizzazioni.

Figura 3 - Confronto tra lo spazio colore AdobeRGB ed il profilo colore stampante a 12 inchiostri su carta baritata.
A conclusione di questa analisi direi che l'uso dello spazio colore Prophoto RGB è fortemente consigliato soprattutto per le elaborazioni fotografiche in cui la qualità del risultato finale è di primaria importanza. Intendo per qualità soprattutto la possibilita di riprodurre la più ampia scelta cromatica (gamut) che una fortocamera digitale può registrare e quindi stampare.
Chi utilizza stampanti ink jet di ultima generazione, dotate di 8-12 inchiostri e gamut molto ampio, soprattutto con l'uso di carte lucide o semilucide deve prendere seriamente in considerazione l'elaborazione delle foto nello spazio colore Prophoto RGB.
Inoltre, pur lavorando con ProPhoto, se necessario (per esempio uso web), è sempre possibile convertire le foto in spazi colori di dimensioni inferiori; per esempio in Photoshop con con il comando Modifica>Converti profilo (vedi Figura 4). Il contrario (per esempio passare da sRGB a Adobe RGB o a ProPhoto RGB) non ha molto senso, in quanto quello che si è perso (clipping) in termini di gamut nello spazio colore meno esteso non può essere più recuperato.

Figura 4 - Photoshop, conversione da spazio colore ProPhoto a sRGB.
A conferma dell'impotanza dell'uso del ProPhoto basta pensare che programmi come Adobe Camera Raw e Lightroom gestiscono sempre le foto (a livello di motore interno) in questo spazio per poi restituire in uscita quello selezionato dall'utilizzatore.
Personalmente anni fa ho avuto parecchi dubbi se passare dall'uso dell'AdobeRGB a ProPhoto, soprattuto per timore di trovarmi a lavorare con colori troppo lontani da quelli poi riproducibili in stampa. Ho risolto i dubbi provando il ProPhoto. Ho verificato come sia possibile avere colori molto saturi senza perdita di dettagli e personalmente, non ho mai avuto problemi con colori fuori gamma da riportare in stampa.
La mia stampante a 12 inchiostri è in grado di riprodurre dei colori (vedi Figura 3) che sono fuori gamma rispetto all' AdobeRGB e sinceramente non voglio perdere la possibilità vederli in stampa :-)
Tutte li grafici contenuti in questo articolo sono stati generati con il software Gamutvision.
Per garantire una visione ottimale delle nostre foto sul web, bisogna prestare un minimo di attenzione a seguire delle semplici regole per salvare i file che metteremo on-line.
Come premessa bisogna considerare che i visitatori che guarderanno le nostre foto utilizzeranno piattaforme che possono differire tra di loro per molti aspetti:
- browser utilizzato: Explorer, Netscape, Firefox;
- tipologia di monitor: CRT, LCD IPS, LCD MVA etc.
- regolazioni del monitor: luminosità, contrasto, temperatura colore, calibrazione;
- hardware: PC o MAC;
E' necessario quindi stabilire un minimo comun denominatore che permetta una buona visione a tutti. I passi da compiere sono:
1) ridimensionamento della foto;
2) maschera di contrasto;
3) conversione dello spazio colore;
4) salva per web.
Vediamoli in dettaglio:
1) Immaginiamo di avere un file finito, pronto per la pubblicazione, con una foto in qualsiasi formato formato .psd, .tiff, o .jpg. Prima di tutto occorrerà ridimensionare la foto e immaginiamo di portarla ad una dimensione 600x200pixel. 
Il comando da utilizzare è dimensiona immagine, impostiamo la risoluzione a 72dpi, spuntiamo ricampiona immagine e mantieni le proporzioni, poi inseriamo il valore 600 pixel. Il valore di 72 dpi viene fuori da quella che è mediamente la risoluzione dei monitor. In realtà oggi ci sono monitor con risoluzioni maggiori (tipo 100dpi) ma non cambierà molto se lasciamo il valore di 72dpi. Valori più grandi non aggiungono nulla alla visualizzazione appesantendo inutilmente il file. Sono quindi sono da evitare.
2) Applichiamo una maschera di contrasto per recuperare parte della nitidezza persa con il ridimensionamento (in questo caso fattore 100%, raggio 0,3 pixel ma bisogna fare qualche prova per trovare valori ottimali).

3) Non mi risulta che ci siano browser che gestiscono i profili colore inclusi nei file. Quindi tutti visualizzano le foto mappandole in un profilo colore sRGB. Foto con profili colori più ampi dell'sRGB (per esempio AdobeRGB, ProphotoRGB) saranno visualizzate con colori alterati, in genere meno saturi. 
E' quindi opportuno utilizzare il comando converti profilo, portando tutto a sRGB. Come metodo di conversione lasciamo pure percettivo (non incide molto in questo caso).
4) ora siamo pronti a salvare la nostra foto; utilizziamo il comando salva per il web che produrrà il file il jpg, impostiamo il fattore di compressione su valori medi (per esempio 60), controlliamo che il risultato finale sia di buon livello e scegliamo il nome. 
Se vogliamo vedere come apparirà la nostra foto possiamo trascinare il file sul nostro browser ed avere un'idea del lavoro fatto.
Infine mi permetto di sottolineare un punto che ritengo molto importante: una foto a monitor è una rappresentazione del prodotto finale cioè della stampa ma è un molto lontano per qualità e capacità comunicativa di una buona foto stampata. Le emozioni ed il coinvolgimento di una stampa sono tutt'altra cosa.
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