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Mercoledì 10 Marzo 2010 22:24

sRGB, AdobeRGB o ProPhoto?

Quale spazio colore utilizzare per elaborare le nostre foto? Quale scegliere se si vuole ottenere il massimo in termini di gamma di colori (gamut) in fase di ripresa e di stampa?

Per rispondere a queste domande è buona cosa analizzare le caratteristiche, i pro ed i contro dei vari spazi colore maggiormente utilizzati nell'elaborazione fotografica: sRGB, AdobeRGB ed il ProPhotoRGB.

Prima di tutto è bene chiarire che, quando si scatta, la fotocamera è già regolata per assegnare uno spazio colore ai file salvati. Tutte le macchine reflex digitali, permettono di scegliere tra gli spazi sRGB o AdobeRGB. Non mi risulta che ci siano macchine che hanno la possibilità di assegnare alle foto lo spazio colore ProPhoto.

In realtà, se si scatta in raw, la vera assegnazione dei profilo prescelto (compreso il ProPhotoRGB) viene fatta nel software di conversione che si usa (RawTherapee, Lightroom, Aperture,  Capture NX, DPP etc) e per una corretta gestione del colore è importante che anche il software utilizzato per la successiva postproduzione (per esempio Photoshop) sia impostato per usare lo spazio colore prescelto.

Spazi colore srgb adobergb

Figura 1 - Confronto tra gli spazi colore sRGB e AdobeRGB; la parte colorata a "ferro di cavallo" rappresenta tutti i colori visibili dall'occhio umano.

Inoltre prima di analizzare le caratteristiche dei singoli spazi dobbiamo tener presente che:

- se si lavora con spazi di dimensioni contenute (come per esempio l'sRGB) non sarà possibile riprodurre (a video o stampante) colori esterni a tale spazio (vedi Figura 1).

- spazi colore ampi contengono una gamma colori (gamut) più ampia e soprattuto colori più saturi. Analizziamo ora i singoli spazi i colore con i pro ed i contro:

sRGB

è uno spazio colore sviluppato da HP e Microsoft nel 1996,  da utilizzare su monitor e stampanti; oggi è di fatto lo spazio RGB di "default" per le immagini su internet.

PRO: la gamma cromatica (gamut) contenuta nello spazio colore sRGB è visualizzabile completamente (o quasi) su un monitor LCD anche di fascia bassa. La maggior parte dei laboratori di stampa (economici) accettano foto con profilo sRGB. Questo comporta che se abbiamo un monitor calibrato, allora con buona approssimazione, quello che vediamo a schermo sarà quello che otterremo in stampa.

Se lo scopo finale è solo pubblicare le foto su internet, questo è lo spazio colore giusto.

CONTRO: è uno spazio con dimensioni molto contenute. Qualsiasi fotocamera digitale reflex può generare colori esterni allo spazio sRGB e quindi più colori e tonalità più saturi. Usandola con lo spazio sRGB significa non sfruttarne a pieno le potenzialità.

AdobeRGB

è uno spazio colore RGB sviluppato dalla Adobe nel 1998. È stato progettato per comprendere molti dei colori ottenibili con le stampanti a colori CMYK. Lo spazio colore Adobe RGB contiene approssimativamente il 50% dei colori visibili, definiti attraverso lo spazio colore CIE L*a*b*, con un aumento di gamma (gamut) rispetto allo spazio colore sRGB principalmente sul ciano e verde (vedi Figura 1).

PRO: essendo molto più ampio dello spazio sRGB permette di espandere la gamma cromatica registrata dalla fotocamera e di conseguenza i colori stampabili. Inoltre oggi sempre più monitor LCD sono in grado di riprodurre buona parte se non il 100%  dei colori contenuti in AdobeRGB.

CONTRO: ci sono comunque colori che fotocamere digitali possono catturare ma che sono al di fuori dello spazio AdobeRGB.  Questo è vero anche per alcune stampanti ink jet che possono riprodurre colori che sono al di fuori dello spazio in esame (vedi Figura 3).

 

Spazio colore prophoto adobergb

Figura 2 - Confronto tra gli spazi colore sRGB e AdobeRGB.

ProPhoto RGB

è uno spazio colore a gamut molto ampio, pensato proprio per la fotografia e sviluppato dalla Kodak con il nome di ROMM RGB. Copre in pratica tutti i colori che è possibile incontrare in natura (90% dello spazio CIE L*a*b*). E' uno spazio così ampio da contenere anche dei colori non esistenti ed immaginari (vedi Figura 2).

E' il più ampio tra gli spazi colore che stiamo considerando, tanto che contiene anche dei colori che non esistono (vedi Figura 2). Le sue generose dimensioni sono tali da contenere tutti i colori che una fotocamera può generare ed anche tutti quelli che qualsiasi stampante può riprodurre. Per questi motivi è lo spazio colore da preferire per le elaborazioni di alta qualità, soprattutto in presenza di colori molto saturi. Chi stampa con stampanti inkjet di ultima generazione ad 8-12 inchiostri deve prendere in seria considerazione l'uso del ProPhoto.

PRO: contiene praticamente tutti i colori che una fotocamera può generare e che si possono eventualmente stampare.

CONTRO: essendo uno spazio molto ampio, molti colori presenti in ProPhoto non sono visualizzabili su nessun monitor e tantomeno stampabili. Alcuni "colori" presenti in Prophoto semplicemente non esistono, sono immaginari, cioè sono una mera astrazione matematica. Viste le dimensioni dello spazio colore l'uso di una elaborazione a 16bit per colore è strettamente necessaria per evitare facili posterizzazioni.

Confronto spazi adobergb con stampante

Figura 3 - Confronto tra lo spazio colore AdobeRGB ed il profilo colore stampante a 12 inchiostri su carta baritata.

Conclusioni

A conclusione di questa analisi direi che l'uso dello spazio colore Prophoto RGB è fortemente consigliato soprattutto per le elaborazioni fotografiche in cui la qualità del risultato finale è di primaria importanza. Intendo per qualità soprattutto la possibilita di riprodurre la più ampia scelta cromatica (gamut) che una fortocamera digitale può registrare e quindi stampare.

Chi utilizza stampanti ink jet di ultima generazione, dotate di 8-12 inchiostri e  gamut molto ampio, soprattutto con l'uso di carte lucide o semilucide deve prendere seriamente in considerazione l'elaborazione delle foto nello spazio colore Prophoto RGB.

Inoltre, pur lavorando con ProPhoto, se necessario (per esempio uso web), è sempre possibile convertire le foto in spazi colori di dimensioni inferiori; per esempio in Photoshop con con il comando Modifica>Converti profilo (vedi Figura 4). Il contrario (per esempio passare da sRGB a Adobe RGB o a ProPhoto RGB) non ha molto senso, in quanto quello che si è perso (clipping) in termini di gamut nello spazio colore meno esteso non può essere più recuperato.

conversione-prophoto-srgb

Figura 4 - Photoshop, conversione da spazio colore ProPhoto a sRGB.

A conferma dell'impotanza dell'uso del ProPhoto basta pensare che programmi come Adobe Camera Raw e Lightroom gestiscono sempre le foto (a livello di motore interno) in questo spazio per poi restituire in uscita quello selezionato dall'utilizzatore.

Personalmente anni fa ho avuto parecchi dubbi se passare dall'uso dell'AdobeRGB a ProPhoto, soprattuto per timore di trovarmi a lavorare con colori troppo lontani da quelli poi riproducibili in stampa. Ho risolto i dubbi provando il ProPhoto. Ho verificato come sia possibile avere colori molto saturi senza perdita di dettagli e personalmente, non ho mai avuto problemi con colori fuori gamma da riportare in stampa.

La mia stampante a 12 inchiostri è in grado di riprodurre dei colori (vedi Figura 3) che sono fuori gamma rispetto all' AdobeRGB e sinceramente  non voglio perdere la possibilità vederli in stampa :-)

Tutte li grafici contenuti in questo articolo sono stati generati con il software Gamutvision.

Published in tecnica
Lunedì 20 Aprile 2009 17:19

Perchè scattare in formato raw

Nelle fotocamere digitali, la scelta del formato (raw, .jpg o altro) da utilizzare nel salvataggio delle foto sulla scheda di memoria, è un parametro molto importante. Questo soprattutto se il nostro obiettivo è quello di ottenere file di qualità molto elevata da utilizzare per stampare foto di pregio.  Cerchiamo di capire come mai tra i vari formati disponibili il raw è così importante ed utile.

Introduzione

Le fotocamere permettono di salvare sulle scheda di memoria due principali tipologie di file:

- formato "grezzo"  denominato raw  (.nef per Nikon, .cr2 per Canon, etc.);
- formato RGB come .jpg o .tif ottenuti processando in macchina i file raw con i settaggi impostati e/o calcolati.

Vediamo di seguito alcuni dettagli che ci permettono di capire cosa contengono questi formati e come vengono generati.

In generale, possiamo dire che un sensore digitale (CMOS o CCD), non è capace di registrare l'informazione sul colore. E' un supporto in grado di "accumulare" e misurare la luce che raggiunge i singoli pixel durante l'esposizione.  In sostanza è un dispositivo che vede in "bianco e nero" (vedi figura 1).

dettaglio-file-raw

Figura 1 - Dettaglio di un file raw; sono visibili i toni di grigio dei singoli pixel filtrati.

Il colore è ottenuto sovrapponendo ai singoli pixel un filtro con i colori primari rosso, verde e blu (RGB). Lo schema con cui questi colori sono organizzati sul sensore è chiamato matrice di Bayer. Nella figura 2 è possibile vedere lo schema di questa matrice di filtri colorati che viene sovrapposta al sensore.

matrice-di-bayer

Figura 2 - Matrice di Bayer

Si può notare che la metà dei pixel è verde, i restanti quarti sono blu e rosso, questo per facilitare la riproduzione di colori simili a quelli percepiti dall'occhio umano. L'immagine finale a colori, è ricostruita con sofisticati algoritmi di rendering (demosaicizzazione, interpolazione etc) partendo dalle informazioni presenti nei singoli pixel filtrati e su quelli adiacenti.

Nel formato raw, viene quindi salvata per ogni pixel, la singola tonalità di grigio (il colore del filtro è conosciuto a priori) e  per ogni scatto tutte le informazioni su come è impostata la macchina (bilanciamento del bianco, tonalità, contrasto etc.). Questi ultimi parametri sono registrati nel file raw ma non applicati. E' quindi sempre necessario  un processo di elaborazione/sviluppo che permetterà di applicare questi parametri o di modificarli a piacimento.

Nei formati RGB (.jpg o .tif) generati in macchina la foto viene elaborata utilizzando tutte le inpostazioni della fotocamera, producendo un file finale "pronto all'uso".  Quello che viene fuori è un file dove i parametri e le regolazioni della macchina sono già stati tutti applicati.
L'informazione sulle singole regolazioni della macchina vengono registrate (dati exif) ma in questo caso il loro scopo è solo documentale. Nessun parametro può essere più reimpostato generardo un nuovo file finale.
Nelle fotocamere digitali, la scelta del formato (raw, .jpg o altro) da utilizzare nel salvataggio delle foto sulla scheda di memoria, è un parametro molto importante. Questo soprattutto se il nostro obiettivo è quello di ottenere file di qualità molto elevata da utilizzare per stampare foto di pregio.  Cerchiamo di capire come mai tra i vari formati disponibili il raw è così importante ed utile.

Introduzione

Le fotocamere permettono di salvare sulle scheda di memoria due principali tipologie di file: - formato "grezzo"  denominato raw  (.nef per Nikon, .cr2 per Canon, etc.); - formato RGB come .jpg o .tif ottenuti processando in macchina i file raw con i settaggi impostati e/o calcolati. Vediamo di seguito alcuni dettagli che ci permettono di capire cosa contengono questi formati e come vengono generati. In generale, possiamo dire che un sensore digitale (CMOS o CCD), non è capace di registrare l'informazione sul colore. E' un supporto in grado di "accumulare" e misurare la luce che raggiunge i singoli pixel durante l'esposizione.  In sostanza è un dispositivo che vede in "bianco e nero" (vedi figura 1).

dettaglio-file-raw

Figura 1 - Dettaglio di un file raw; sono visibili i toni di grigio dei singoli pixel filtrati.

Il colore è ottenuto sovrapponendo ai singoli pixel un filtro con i colori primari rosso, verde e blu (RGB). Lo schema con cui questi colori sono organizzati sul sensore è chiamato matrice di Bayer. Nella figura 2 è possibile vedere lo schema di questa matrice di filtri colorati che viene sovrapposta al sensore.

matrice-di-bayer

Figura 2 - Matrice di Bayer

Si può notare che la metà dei pixel è verde, i restanti quarti sono blu e rosso, questo per facilitare la riproduzione di colori simili a quelli percepiti dall'occhio umano. L'immagine finale a colori, è ricostruita con sofisticati algoritmi di rendering (demosaicizzazione, interpolazione etc) partendo dalle informazioni presenti nei singoli pixel filtrati e su quelli adiacenti. Nel formato raw, viene quindi salvata per ogni pixel, la singola tonalità di grigio (il colore del filtro è conosciuto a priori) e  per ogni scatto tutte le informazioni su come è impostata la macchina (bilanciamento del bianco, tonalità, contrasto etc.). Questi ultimi parametri sono registrati nel file raw ma non applicati. E' quindi sempre necessario  un processo di elaborazione/sviluppo che permetterà di applicare questi parametri o di modificarli a piacimento. Nei formati RGB (.jpg o .tif) generati in macchina la foto viene elaborata utilizzando tutte le inpostazioni della fotocamera, producendo un file finale "pronto all'uso".  Quello che viene fuori è un file dove i parametri e le regolazioni della macchina sono già stati tutti applicati. L'informazione sulle singole regolazioni della macchina vengono registrate (dati exif) ma in questo caso il loro scopo è solo documentale. Nessun parametro può essere più reimpostato generardo un nuovo file finale.

 

Perchè in raw?

Analizzate le tipologie di formati che una fotocamera può registrare vediamo di seguito alcuni buoni motivi per salvare sempre in  raw.

- Il file raw non è un formato compresso.
Questo vuol dire che tutta l'informazione contenuta nel sensore CCD /CMOS è trasferita al file. Il formato .jpg è compresso, cioè non tutte le informazioni disponibili sono salvate; il formato .tif non è compresso ma ha dimensioni dei file di circa 3 volte quelle di un file raw.
In alcune fotocamere per contenere le dimensioni finali dei file c'è la possibilità di avere un raw compresso. In questo caso la tecnica di compressione può essere con o senza perdita di informazione (lossless). In ogni caso la qualità e versatilità del file raw anche se compresso rimane superiore ad un .tif.

- Il raw contiene tutta la dinamica che il convertitori analogico/digitale estraggono dal sensore CMOS/CCD.
In pratica tutte le tonalità e le sfumature di colore vengono salvate nel file finale conservando i 12,14 o 16bit che la fotocamera è in grado di convertire. Per contro i file .jpg sono a 8 bit mentre i .tif possono essere salvati con 8 o 16bit.

- Il file raw conserva intatti i parametri/settaggi della fotocamera.
Come anticipato, le impostazioni (bilanciamento del bianco, spazio colore, tonalità etc.) sono salvate nel raw ma non applicati. Questo permette di cambiare le impostazioni prima della produzione del file finale (rendering RGB).
Per esempio un bilanciamento del bianco errato, con un file raw potrà essere modificato a posteriori quante volte si vuole anche con intenti creativi. Invece in un file .jpg/.tif  un bilanciamento del bianco errato, non  potrà mai essere completamente corretto; questo perchè la macchina ha già generato il file finale applicando i settaggi impostati ed eseguendo altre operazioni necessarie in fase di conversione (vedi per esempio la correzione del gamma).

- La conversione del raw è fatta con un PC  con la possibilità di utilizzare algoritmi molto sofisticati.
I file raw prima di essere utilizzabili vanno elaborati/convertiti, una sorta di sviluppo digitale, così come si sviluppano le pellicole. Questo si fa attraverso dei software convertitori. Ce ne sono per tutti i gusti. Da quelli proprietari (Nikon Capture NX, Canon DDP) ad atri di terze parti che sviluppano file raw di qualsiasi fotocamera (Adobe Camera RAW e Lightroom, C1 di Phase One) a convertitori molto sofisticati e gratuiti (DCRaw, RawTherapee).

esempio di raw converter (Rawtherapee)

Figura 3 - Il software di conversione RawTherapee.

Questi software permettono di trasformare un file RAW in un formato .tif (o altro formato di alta qualità) che può essere poi ulteriormente processato con programmi di fotoritocco (Photoshop).
Nella fase di conversione come anticipato è possibile reimpostare tutta una serie di paramentri (tonalità colore, saturazione, bilanciamento bianco) o altre regolazioni come "aprire" le ombre, contrastare l'immagine, entro certi limiti recuperare alteluci "bruciate" e tantissime altre modifiche.

- Convertendo un file raw su PC è possibile assegnare alla foto uno spazio colore ben più ampio di quelli selezionabili in macchina.
In genere una fotocamera permette di impostare come spazio colore sRGB o AdobeRGB. Purtroppo nessuno di questi spazi è in grado di contenere tutti i colori  che un sensore digitale può riprodurre; ne consegue che i file RGB generati in macchina (.jpg o .tif) presenteranno questa limitazione cromatica.
Sviluppando un file raw con un software di conversione  è possibile assegnare uno spazio colore molto ampio, come per esempio il  ProphotoRGB, che può contenere  praticamente tutti i colori che un sensore digitale è in grado di registrare.

Conclusioni

In conclusione possiamo dire che, se lo scopo primario è quello ottenere delle foto di altissima qualità, allora l'uso del formato raw in fase di ripresa è un imperativo.  E' infatti l'unico formato che combina la registrazione di tutte le informazioni catturate dal sensore digitale con la possibilità di modificare tantissime regolazioni impostate nella fase di ripresa.
Altri formati come per esempio il .tif, pur non essendo compressi, non offrono adeguate possibilità di elaborazione oltre che essere di grandi dimensioni.
Un formato compresso come il .jpg è da considerarsi molto utile per l'uso delle foto sul web, o per gli scatti di tutti i giorni dove, l'aspetto qualità, non è di primaria importanza.

Perchè in raw?

Analizzate le tipologie di formati che una fotocamera può registrare vediamo di seguito alcuni buoni motivi per salvare sempre in  raw. - Il file raw non è un formato compresso. Questo vuol dire che tutta l'informazione contenuta nel sensore CCD /CMOS è trasferita al file. Il formato .jpg è compresso, cioè non tutte le informazioni disponibili sono salvate; il formato .tif non è compresso ma ha dimensioni dei file di circa 3 volte quelle di un file raw. In alcune fotocamere per contenere le dimensioni finali dei file c'è la possibilità di avere un raw compresso. In questo caso la tecnica di compressione può essere con o senza perdita di informazione (lossless). In ogni caso la qualità e versatilità del file raw anche se compresso rimane superiore ad un .tif. - Il raw contiene tutta la dinamica che il convertitori analogico/digitale estraggono dal sensore CMOS/CCD. In pratica tutte le tonalità e le sfumature di colore vengono salvate nel file finale conservando i 12,14 o 16bit che la fotocamera è in grado di convertire. Per contro i file .jpg sono a 8 bit mentre i .tif possono essere salvati con 8 o 16bit. - Il file raw conserva intatti i parametri/settaggi della fotocamera. Come anticipato, le impostazioni (bilanciamento del bianco, spazio colore, tonalità etc.) sono salvate nel raw ma non applicati. Questo permette di cambiare le impostazioni prima della produzione del file finale (rendering RGB). Per esempio un bilanciamento del bianco errato, con un file raw potrà essere modificato a posteriori quante volte si vuole anche con intenti creativi. Invece in un file .jpg/.tif  un bilanciamento del bianco errato, non  potrà mai essere completamente corretto; questo perchè la macchina ha già generato il file finale applicando i settaggi impostati ed eseguendo altre operazioni necessarie in fase di conversione (vedi per esempio la correzione del gamma).

- La conversione del raw è fatta con un PC  con la possibilità di utilizzare algoritmi molto sofisticati. I file raw prima di essere utilizzabili vanno elaborati/convertiti, una sorta di sviluppo digitale, così come si sviluppano le pellicole. Questo si fa attraverso dei software convertitori. Ce ne sono per tutti i gusti. Da quelli proprietari (Nikon Capture NX, Canon DDP) ad atri di terze parti che sviluppano file raw di qualsiasi fotocamera (Adobe Camera RAW e Lightroom, C1 di Phase One) a convertitori molto sofisticati e gratuiti (DCRaw, RawTherapee).

esempio di raw converter (Rawtherapee)

Figura 3 - Il software di conversione RawTherapee.

Questi software permettono di trasformare un file RAW in un formato .tif (o altro formato di alta qualità) che può essere poi ulteriormente processato con programmi di fotoritocco (Photoshop). Nella fase di conversione come anticipato è possibile reimpostare tutta una serie di paramentri (tonalità colore, saturazione, bilanciamento bianco) o altre regolazioni come "aprire" le ombre, contrastare l'immagine, entro certi limiti recuperare alteluci "bruciate" e tantissime altre modifiche. - Convertendo un file raw su PC è possibile assegnare alla foto uno spazio colore ben più ampio di quelli selezionabili in macchina. In genere una fotocamera permette di impostare come spazio colore sRGB o AdobeRGB. Purtroppo nessuno di questi spazi è in grado di contenere tutti i colori  che un sensore digitale può riprodurre; ne consegue che i file RGB generati in macchina (.jpg o .tif) presenteranno questa limitazione cromatica. Sviluppando un file raw con un software di conversione  è possibile assegnare uno spazio colore molto ampio, come per esempio il  ProphotoRGB, che può contenere  praticamente tutti i colori che un sensore digitale è in grado di registrare.

Conclusioni

In conclusione possiamo dire che, se lo scopo primario è quello ottenere delle foto di altissima qualità, allora l'uso del formato raw in fase di ripresa è un imperativo.  E' infatti l'unico formato che combina la registrazione di tutte le informazioni catturate dal sensore digitale con la possibilità di modificare tantissime regolazioni impostate nella fase di ripresa. Altri formati come per esempio il .tif, pur non essendo compressi, non offrono adeguate possibilità di elaborazione oltre che essere di grandi dimensioni. Un formato compresso come il .jpg è da considerarsi molto utile per l'uso delle foto sul web, o per gli scatti di tutti i giorni dove, l'aspetto qualità, non è di primaria importanza.

Published in tecnica
Domenica 15 Febbraio 2009 22:00

Testa a sfera Really Right Stuff BH-55 PCL

Per la fotografia di paesaggio e naturalistica, uno degli strumenti fondamentali  da scegliere con cura è sicuramente la testa da montare tra treppiedi e corpo macchina. E' questo un oggetto che può facilitare la vita e permettere velocità di movimento e di composizione anche nelle situazioni di luce variabile, che sono quelle in genere di maggior interesse. Quando si fanno foto panoramiche con più fotogrammi (stitching), questo è ancora più importante in quanto, le regolazioni a cui prestare attenzione sono maggiori e se non si vuole impazzire perdendo tempo prezioso con regolazioni/manopole/imprecisioni allora una buona testa è una necessità.

 

Fig. 1 Testa a sfera RRS BH-55 PCL

Fig. 1 - Testa a sfera RRS BH-55 PCL

Circa dieci anni fa per qualche periodo ho usato una testa specifica per fotografa panoramica (per non fare nomi Manfrotto mod. 302). Ben presto mi sono accorto che non era quello che volevo. Era un oggetto pesante, ingombrante e con tutta una serie di gioghi e imprecisioni che ne rendevano l'uso approssimativo e faticoso. In seguito, per vari anni anni ho usato diverse teste a sfera pensate per un uso generico ed adattate con qualche accorgimento alla foto panoramiche.

Da circa un anno uso la testa a sfera RRS BH-55 PCL di cui illustro in questo articolo qualche dettaglio in più. Si tratta di una testa realizzata negli USA dalla Really Right Stuff (RRS) azienda che produce vari accessori per la fotografia (teste a sfera, pastre, raccordi, supporti flash etc.).

La BH-55 PCL è una testa adatta a carichi medio-pesanti, sufficientemente compatta (è alta circa 10cm) e dal peso contenuto (955 gr) anche se non si può definire certo un peso piuma. La cosa che più impressiona a prima vista è la qualità con cui sono realizzati i vari componenti. La parte esterna della testa è ricavata tramite lavorazione CNC dall'alluminio pieno (T6061) con l'anodizzatura nero opaca che contribuisce a proteggerne la superficie. La sfera ha un diametro molto generoso (55mm) ed è anch'essa in alluminio. L'interno della sfera è cavo per ridurre al minimo il peso.

In generale la cura dei vari dettagli è maniacale, basta guardare le scale incise al laser, la lavorazione delle manopole e dei supporti, tutto pensato per un uso intensivo e nelle condizioni più disagiate. Le parti sono in alluminio o acciaio quindi nessun problema per pioggia o polvere.

L'attacco superiore è quello a slitta standard Arca Swiss. E' quindi necessario avere un attacco rapido per ogni corpo macchina che si intende usare. Quando si compra una nuova macchina in genere bisogna ricomprare anche la slitta. Consigliato un attacco ad L che permette facilmente di montare la macchina in verticale o orizzontale senza spostare i movimenti della testa a sfera.

Nell'uso tutti i movimenti sono estremamente fluidi e regolari. Tutta la testa può ruotare sulla base che viene bloccata al treppiede. Il movimento è sbloccato dalla manopola (A-Fig.1) ed è molto fluido senza impuntamenti e senza variazioni della forza da esercitare nella rotazione a seconda della posizione. Sembra questa una cosa semplice e scontata, ma su altre teste mi è capitato di avere aumenti e diminuzioni di attrito a seconda dell'angolo di rotazione.

Il movimento della sfera centrale è controllato tramite due manopole. La   manopola principale (B-Fig. 1), che in pratica blocca e sblocca la sfera. E' di grandi dimensioni, facilmente utilizzabile anche se si indossano dei guanti, è  montata su cuscinetti d'acciaio che ne garantiscono un movimento estremamente fluido e regolare.

In realtà questa manopola permette di applicare sulla sfera una pressione crescente in modo da avere un movimento sempre più frenato fino al blocco completo. Quindi grande possibilità di regolazione della pressione da applicare. Inoltre tramite l'uso della manopola graduata (C-Fig. 1) è possibile regolare la tensione da applicare alla sfera anche quando la manopola principale (B-Fig. 1) è completamente sbloccata. Questo permette di usare la testa anche in una modalità in cui se si sblocca la sfera, questa non non ruota sotto il peso del corpo macchina e degli obiettivi ma rimane sempre frenata e facile da riposizionare.

Fig. 2 Testa a sfera RRS BH-55 PCL
• Fig.2 - La testa a sfera inclinata in posizione verticale

Chiunque si sia cimentato nell'unire foto panoramiche con più fotogrammi, sa che se l'asse di rotazione non è l'asse della macchina (per esempio rotazione sulla base della testa con macchina inclinata) ci si trova alla fine con fotogrammi adiacenti scalettati cioè uno più in alto dell'altro. Se si scattano vari fotogrammi tra il primo e l'ultimo ci può essere anche una differenza notevole rendendo a volte impossibile ricavare una foto completa.

Il meccanismo PCL (vedi Fig. 1)  rende  questa testa a sfera molto particolare soprattutto per le foto panoramiche. Questo piccolo dispositivo permette una ulteriore rotazione della fotocamera sempre attorno al proprio asse. E' una rotazione regolata da una frizione (manopola D Fig. 1) che rende il movimento molto delicato anche con obiettivi pesanti o carichi sbilanciati. Questo ulteriore movimento di rotazione permette cose molto particolari. Per esempio è possibile facilmente ruotare la fotocamera attorno ad un asse orizzontale e quindi comporre panoramiche verticali. Oppure in altre situazioni in cui si vuole far ruotare il corpo macchina attorno con angolo qualsiasi (non verticale) allora basta bloccare la sfera come si vuole e la rotazione dell'aggiuntivo PCL permette la rotazione che vogliamo. Per descrivere la precisione che questo dispositivo permette basta pensare che con focali di 200-300mm, i fotogrammi adiacenti sono posizionati più in alto o in basso di qualche pixel e non di più. Un risultato che più volte continua a lasciarmi a bocca aperta.

In definitiva il mio giudizio su questa testa a sfera non può che essere ottimo. La realizzazione ed i movimenti sono di prim'ordine. Il peso e le dimensioni pur non rendendola ultra portatile sono accettabili.

Il dispositivo PCL rende questa testa unica nel suo genere e una volta provato non se ne può più fare a meno. Il rapporto qualità prezzo è sicuramente molto elevato (prezzo di 575$ mod. BH-55 PCL). Unica nota negativa è che i prodotti RRS sono venduti direttamente dal produttore, quindi non ci sono in giro negozi dove comprare/vedere questo oggetto ne in Italia ne negli USA. Non resta che ordinare dal costruttore ed affrontare di conseguenza la spedizione e le tasse doganali che ne conseguono, ma vi assicuro che non ne rimarrete delusi.

Published in tecnica
Lunedì 14 Gennaio 2008 22:00

Regolazioni fotocamera per foto panoramiche

Le foto panoramiche presentate in questo sito sono tutte realizzate con la tecnica dell'unione di singoli scatti (stitching). E' questo un metodo molto potente e flessibile, che permette lavori di grande qualità se si ha l'accortezza di seguire alcune semplici regole. La prima di tutte è l'opportuna regolazione della fotocamera in modalità completamente manuale (o quasi) durante la ripresa, al fine di limitare al minimo le differenze tra fotogrammi adiacenti e rendere quindi le "giunzioni" finali invisibili.Stuart Highway (Australia, NT)

Vi riporto qui di seguito le regolazioni impostate sulla mia fotocamera digitale (Nikon D2x) in fase di ripresa; ovviamente su macchine di diverso costruttore marca cambieranno le descrizioni delle singole regolazioni, ma non i concetti generali.

Ecco le impostazioni:

  • formato file: RAW;
  • sensibilità: 100Iso a meno di esigenze particolari.
  • lettura esposimetrica: media pesata con predominanza zona centrale o matrix (in ogni caso espongo con istogramma a destra).
  • bilanciamento del bianco: A (automatico)
  • sharpening: disattivato;
  • tonalità:zero;
  • curve precaricate: nessuna;
  • spazio colore: AdobeRGB (mode II);
  • messa a fuoco: punto singolo (scelto se necessario di scatto in scatto), e impostazione di scatto su S (singolo) cioè la macchina scatta solo se è a fuoco;
  • presollevamento dello specchio: attivato.
  • autoscatto con ritardo di 2sec;
  • riduzione del rumore sulle esposizioni lunghe: attivato;
  • riduzione del rumore su alti ISO disattivato:
  • impostazione generale in manuale: M;

Qualche considerazione aggiuntiva:

Scattando esclusivamente in formato RAW, è possibile a posteriori modificare molti parametri senza nessuna penalizzazione; in ogni caso regolando tutto per il meglio già in fase di scatto, rende il lavoro successivo più rapido ed efficace.

Per regolare l'esposizione parto dalla lettura nella zona più luminosa. Fissato il diaframma regolo il tempo in modo da portare l'istogramma più a destra possibile senza "bruciare" le alte luci (tecnica dell'esposizione a destra). Questo mi permette di ridurre al minimo il rumore nelle ombre ed utilizzare più livelli di quantizzazione (bit) anche nei toni intermedi.

Riguardo al bilanciamento del bianco preferisco impostare su A (automatica) in modo che la fotocamera registri, utilizzando anche del sensore esterno, il valore che ritiene più corretto. In fase di conversione dei file RAW provvedo a regolare il bilanciamento del bianco sulla temperatura colore che ritengo più opportuna ed uniformare (se necessario) i singoli fotogrammi della sequenza.

Nelle situazioni in cui il soggetto di ripresa ha un elevato campo di luminanza (grosso contrasto), ed il sensore non è in grado di registrare il forte divario di luce, espongo come al solito con istogramma a destra non bruciando le alte luci ed in più scatto ulteriori fotogrammi sovraesponendo di 1 e 2 stop. Questo mi permette di avere a posteriori quante più informazioni possibili e decidere se utilizzare o meno i fotogrammi aggiuntivi per recuperare i dettagli nelle ombre.

Infine per quanto riguarda gli obiettivi di ripresa, per scelta, utilizzo esclusivamente obiettivi a focale fissa, che garantiscono maggiore qualità in termini di risoluzione e contrasto nonchè aberrazioni ridotte e minore vignettatura.

Se il soggetto da riprendere è sufficientemente lontano mi oriento sui diaframmi medi (f/ 8-11) che garantiscono in genere la massima qualità. Nei casi in cui ho soggetti vicini da mettere a fuoco, non mi faccio scupoli a chiudere ulteriormente il diaframma per ottenere una maggiore profondità di campo. Questo comporta sicuramente una foto meno incisa a causa della diffrazione, ma meglio un soggetto meno nitido per diffrazione che sfuocato.

Mi sembra di non aver dimenticato nulla, altrimenti chiedete pure.  :-)

Published in tecnica
Mercoledì 19 Settembre 2007 23:00

Ottimizzazione foto per il web con photoshop

Per garantire una visione ottimale delle nostre foto sul web, bisogna prestare un minimo di attenzione a seguire delle semplici regole per salvare i file che metteremo on-line.

Come premessa bisogna considerare che i visitatori che guarderanno le nostre foto utilizzeranno piattaforme che possono differire tra di loro per molti aspetti:

- browser utilizzato: Explorer, Netscape, Firefox;
- tipologia di monitor: CRT, LCD IPS, LCD MVA etc.
- regolazioni del monitor: luminosità, contrasto, temperatura colore, calibrazione;
- hardware: PC o MAC;

E' necessario quindi stabilire un minimo comun denominatore che permetta una buona visione a tutti. I passi da compiere sono:

1) ridimensionamento della foto;
2) maschera di contrasto;
3) conversione dello spazio colore;
4) salva per web.

Vediamoli in dettaglio:

1) Immaginiamo di avere un file finito, pronto per la pubblicazione, con una foto in qualsiasi formato formato .psd, .tiff, o .jpg. Prima di tutto occorrerà ridimensionare la foto e immaginiamo di portarla ad una dimensione 600x200pixel. ridimensiona.jpg

Il comando da utilizzare è dimensiona immagine, impostiamo la risoluzione a 72dpi, spuntiamo ricampiona immagine e mantieni le proporzioni, poi inseriamo il valore 600 pixel. Il valore di 72 dpi viene fuori da quella che è mediamente la risoluzione dei monitor. In realtà oggi ci sono monitor con risoluzioni maggiori (tipo 100dpi) ma non cambierà molto se lasciamo il valore di 72dpi. Valori più grandi non aggiungono nulla alla visualizzazione appesantendo inutilmente il file. Sono quindi sono da evitare.

2) Applichiamo una maschera di contrasto per recuperare parte della nitidezza persa con il ridimensionamento (in questo caso fattore 100%, raggio 0,3 pixel ma bisogna fare qualche prova per trovare valori ottimali).

maschera-di-contrasto.jpg

3) Non mi risulta che ci siano browser che gestiscono i profili colore inclusi nei file. Quindi tutti visualizzano le foto mappandole in un profilo colore sRGB. Foto con profili colori più ampi dell'sRGB (per esempio AdobeRGB, ProphotoRGB) saranno visualizzate con colori alterati, in genere meno saturi. converti-profilo.jpg

E' quindi opportuno utilizzare il comando converti profilo, portando tutto a sRGB. Come metodo di conversione lasciamo pure percettivo (non incide molto in questo caso).

4) ora siamo pronti a salvare la nostra foto; utilizziamo il comando salva per il web che produrrà il file il jpg, impostiamo il fattore di compressione su valori medi (per esempio 60), controlliamo che il risultato finale sia di buon livello e scegliamo il nome. salva-per-web.jpg

Se vogliamo vedere come apparirà la nostra foto possiamo trascinare il file sul nostro browser ed avere un'idea del lavoro fatto.

Infine mi permetto di sottolineare un punto che ritengo molto importante: una foto a monitor è una rappresentazione del prodotto finale cioè della stampa ma è un molto lontano per qualità e capacità comunicativa di una buona foto stampata. Le emozioni ed il coinvolgimento di una stampa sono tutt'altra cosa.

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