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sRGB, AdobeRGB o ProPhoto?

Quale spazio colore utilizzare per elaborare le nostre foto? Quale scegliere se si vuole ottenere il massimo in termini di gamma di colori (gamut) in fase di ripresa e di stampa?

Per rispondere a queste domande è buona cosa analizzare le caratteristiche, i pro ed i contro dei vari spazi colore maggiormente utilizzati nell’elaborazione fotografica: sRGB, AdobeRGB ed il ProPhotoRGB.

Prima di tutto è bene chiarire che, quando si scatta, la fotocamera è già regolata per assegnare uno spazio colore ai file salvati. Tutte le macchine reflex digitali, permettono di scegliere tra gli spazi sRGB o AdobeRGB. Non mi risulta che ci siano macchine che hanno la possibilità di assegnare alle foto lo spazio colore ProPhoto.

In realtà, se si scatta in raw, la vera assegnazione dei profilo prescelto (compreso il ProPhotoRGB) viene fatta nel software di conversione che si usa (RawTherapee, Lightroom, Aperture,  Capture NX, DPP etc) e per una corretta gestione del colore è importante che anche il software utilizzato per la successiva postproduzione (per esempio Photoshop) sia impostato per usare lo spazio colore prescelto.

Spazi colore srgb adobergb

Figura 1 - Confronto tra gli spazi colore sRGB e AdobeRGB; la parte colorata a “ferro di cavallo” rappresenta tutti i colori visibili dall’occhio umano.

Inoltre prima di analizzare le caratteristiche dei singoli spazi dobbiamo tener presente che:

- se si lavora con spazi di dimensioni contenute (come per esempio l’sRGB) non sarà possibile riprodurre (a video o stampante) colori esterni a tale spazio (vedi Figura 1).
- spazi colore ampi contengono una gamma colori (gamut) più ampia e soprattuto colori più saturi.

Analizziamo ora i singoli spazi i colore con i pro ed i contro:

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Perchè scattare in formato raw

Nelle fotocamere digitali, la scelta del formato (raw, .jpg o altro) da utilizzare nel salvataggio delle foto sulla scheda di memoria, è un parametro molto importante. Questo soprattutto se il nostro obiettivo è quello di ottenere file di qualità molto elevata da utilizzare per stampare foto di pregio.  Cerchiamo di capire come mai tra i vari formati disponibili il raw è così importante ed utile.

Introduzione

Le fotocamere permettono di salvare sulle scheda di memoria due principali tipologie di file:

- formato “grezzo”  denominato raw  (.nef per Nikon, .cr2 per Canon, etc.);
- formato RGB come .jpg o .tif ottenuti processando in macchina i file raw con i settaggi impostati e/o calcolati.

Vediamo di seguito alcuni dettagli che ci permettono di capire cosa contengono questi formati e come vengono generati.

In generale, possiamo dire che un sensore digitale (CMOS o CCD), non è capace di registrare l’informazione sul colore. E’ un supporto in grado di “accumulare” e misurare la luce che raggiunge i singoli pixel durante l’esposizione.  In sostanza è un dispositivo che vede in “bianco e nero” (vedi figura 1).

dettaglio-file-raw

Figura 1 - Dettaglio di un file raw; sono visibili i toni di grigio dei singoli pixel filtrati.

Il colore è ottenuto sovrapponendo ai singoli pixel un filtro con i colori primari rosso, verde e blu (RGB). Lo schema con cui questi colori sono organizzati sul sensore è chiamato matrice di Bayer. Nella figura 2 è possibile vedere lo schema di questa matrice di filtri colorati che viene sovrapposta al sensore.

matrice-di-bayer

Figura 2 - Matrice di Bayer

Si può notare che la metà dei pixel è verde, i restanti quarti sono blu e rosso, questo per facilitare la riproduzione di colori simili a quelli percepiti dall’occhio umano. L’immagine finale a colori, è ricostruita con sofisticati algoritmi di rendering (demosaicizzazione, interpolazione etc) partendo dalle informazioni presenti nei singoli pixel filtrati e su quelli adiacenti.

Nel formato raw, viene quindi salvata per ogni pixel, la singola tonalità di grigio (il colore del filtro è conosciuto a priori) e  per ogni scatto tutte le informazioni su come è impostata la macchina (bilanciamento del bianco, tonalità, contrasto etc.). Questi ultimi parametri sono registrati nel file raw ma non applicati. E’ quindi sempre necessario  un processo di elaborazione/sviluppo che permetterà di applicare questi parametri o di modificarli a piacimento.

Nei formati RGB (.jpg o .tif) generati in macchina la foto viene elaborata utilizzando tutte le inpostazioni della fotocamera, producendo un file finale “pronto all’uso”.  Quello che viene fuori è un file dove i parametri e le regolazioni della macchina sono già stati tutti applicati.
L’informazione sulle singole regolazioni della macchina vengono registrate (dati exif) ma in questo caso il loro scopo è solo documentale. Nessun parametro può essere più reimpostato generardo un nuovo file finale.
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Testa a sfera Really Right Stuff BH-55 PCL

Per la fotografia di paesaggio e naturalistica, uno degli strumenti fondamentali  da scegliere con cura è sicuramente la testa da montare tra treppiedi e corpo macchina. E’ questo un oggetto che può facilitare la vita e permettere velocità di movimento e di composizione anche nelle situazioni di luce variabile, che sono quelle in genere di maggior interesse. Quando si fanno foto panoramiche con più fotogrammi (stitching), questo è ancora più importante in quanto, le regolazioni a cui prestare attenzione sono maggiori e se non si vuole impazzire perdendo tempo prezioso con regolazioni/manopole/imprecisioni allora una buona testa è una necessità.

Fig. 1 Testa a sfera RRS BH-55 PCL
Fig. 1 - Testa a sfera RRS BH-55 PCL

Circa dieci anni fa per qualche periodo ho usato una testa specifica per fotografa panoramica (per non fare nomi Manfrotto mod. 302). Ben presto mi sono accorto che non era quello che volevo. Era un oggetto pesante, ingombrante e con tutta una serie di gioghi e imprecisioni che ne rendevano l’uso approssimativo e faticoso. In seguito, per vari anni anni ho usato diverse teste a sfera pensate per un uso generico ed adattate con qualche accorgimento alla foto panoramiche.

Da circa un anno uso la testa a sfera RRS BH-55 PCL di cui illustro in questo articolo qualche dettaglio in più. Si tratta di una testa realizzata negli USA dalla Really Right Stuff (RRS) azienda che produce vari accessori per la fotografia (teste a sfera, pastre, raccordi, supporti flash etc.).

La BH-55 PCL è una testa adatta a carichi medio-pesanti, sufficientemente compatta (è alta circa 10cm) e dal peso contenuto (955 gr) anche se non si può definire certo un peso piuma. La cosa che più impressiona a prima vista è la qualità con cui sono realizzati i vari componenti. La parte esterna della testa è ricavata tramite lavorazione CNC dall’alluminio pieno (T6061) con l’anodizzatura nero opaca che contribuisce a proteggerne la superficie. La sfera ha un diametro molto generoso (55mm) ed è anch’essa in alluminio. L’interno della sfera è cavo per ridurre al minimo il peso.

In generale la cura dei vari dettagli è maniacale, basta guardare le scale incise al laser, la lavorazione delle manopole e dei supporti, tutto pensato per un uso intensivo e nelle condizioni più disagiate. Le parti sono in alluminio o acciaio quindi nessun problema per pioggia o polvere.

L’attacco superiore è quello a slitta standard Arca Swiss. E’ quindi necessario avere un attacco rapido per ogni corpo macchina che si intende usare. Quando si compra una nuova macchina in genere bisogna ricomprare anche la slitta. Consigliato un attacco ad L che permette facilmente di montare la macchina in verticale o orizzontale senza spostare i movimenti della testa a sfera.
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Regolazioni fotocamera per foto panoramiche

Le foto panoramiche presentate in questo sito sono tutte realizzate con la tecnica dell’unione di singoli scatti (stitching). E’ questo un metodo molto potente e flessibile, che permette lavori di grande qualità se si ha l’accortezza di seguire alcune semplici regole. La prima di tutte è l’opportuna regolazione della fotocamera in modalità completamente manuale (o quasi) durante la ripresa, al fine di limitare al minimo le differenze tra fotogrammi adiacenti e rendere quindi le “giunzioni” finali invisibili.Stuart Highway (Australia, NT)

Vi riporto qui di seguito le regolazioni impostate sulla mia fotocamera digitale (Nikon D2x) in fase di ripresa; ovviamente su macchine di diverso costruttore marca cambieranno le descrizioni delle singole regolazioni, ma non i concetti generali.

Ecco le impostazioni:

  • formato file: RAW;
  • sensibilità: 100Iso a meno di esigenze particolari.
  • lettura esposimetrica: media pesata con predominanza zona centrale o matrix (in ogni caso espongo con istogramma a destra).
  • bilanciamento del bianco: A (automatico)
  • sharpening: disattivato;
  • tonalità:zero;
  • curve precaricate: nessuna;
  • spazio colore: AdobeRGB (mode II);
  • messa a fuoco: punto singolo (scelto se necessario di scatto in scatto), e impostazione di scatto su S (singolo) cioè la macchina scatta solo se è a fuoco;
  • presollevamento dello specchio: attivato.
  • autoscatto con ritardo di 2sec;
  • riduzione del rumore sulle esposizioni lunghe: attivato;
  • riduzione del rumore su alti ISO disattivato:
  • impostazione generale in manuale: M;

Qualche considerazione aggiuntiva:

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Ottimizzazione foto per il web con photoshop

Per garantire una visione ottimale delle nostre foto sul web, bisogna prestare un minimo di attenzione a seguire delle semplici regole per salvare i file che metteremo on-line.
Come premessa bisogna considerare che i visitatori che guarderanno le nostre foto utilizzeranno piattaforme che possono differire tra di loro per molti aspetti:

- browser utilizzato: Explorer, Netscape, Firefox;
- tipologia di monitor: CRT, LCD IPS, LCD MVA etc.
- regolazioni del monitor: luminosità, contrasto, temperatura colore, calibrazione;
- hardware: PC o MAC;

E’ necessario quindi stabilire un minimo comun denominatore che permetta una buona visione a tutti.

I passi da compiere sono:
1) ridimensionamento della foto;
2) maschera di contrasto;
3) conversione dello spazio colore;
4) salva per web.

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